venerdì 24 agosto 2012

Dicono di noi: «In città serve più coraggio» Anche qui ci sono i rottamatori Parla il segretario del circolo del Pd di Porto Fuori



L'INTERVISTA

Parla il segretario del circolo del Pd di Porto Fuori

di Federica Angelini
Denis Di Martino
Classe 1978, portuale, consigliere comunale Pd nonché segretario del circolo di Porto Fuori, Denis di Martino era uno dei diecimila della Leopolda, a Firenze, chiamati a raccolta dal “dissidente” Matteo Renzi, sindaco di Firenze noto alle cronache politiche come “rottamatore”. 
Di Martino, perché a Firenze? 
«Seguo il lavoro di Renzi da un anno circa e sono andato a Firenze perché credo che dovesse andarci chiunque pensa che il Pd possa essere qualcosa di positivo per il futuro del paese. Sono andato con una decina di persone, tra iscritti e non. Sono stufo di sentire le troppe sciocchezze di una dirigenza nazionale che deve essere rinnovata».
Un esempio di sciocchezza?
«Sentir dire che in Molise abbiamo perso per colpa dei grillini. La colpa è nostra che ci facciamo portare via i voti dai grillini: la trasparenza e i costi della politica dovrebbero essere temi cardine del Pd».
Ma sabato 5 novembre sarà anche a Roma, a sentire Bersani?
«Certo, essere in entrambi i posti mi sembra una cosa del tutto naturale per chi crede in questo partito».
Ma non sarebbe meglio evitare divisioni interne, o non pubblicizzarle troppo, proprio adesso che Berlusconi sembra in grave crisi?
«Siamo un partito plurale. Da cinquant’anni la sinistra cerca di sembrare unita e da cinquant’anni siamo all’opposizione. Si tratta di confrontarsi sul merito, sui problemi veri della gente per formulare una nostra proposta, così come è successo a Firenze. Sono quindici anni che frequento assemblee politiche e non avevo mai sentito così tanta aria di vero rinnovamento, così tanta voglia di confrontarsi sui contenuti e non sulle strategie. Insegnanti, imprenditori, studenti, persone più o meno note ci hanno detto che cosa si aspettano che faccia la politica. E noi siamo stati ad ascoltarli».
Non si è parlato di alleanze con Sel o l’Udc?
«No, proprio no».
Lei è cattolico?
«No, non lo sono». 
Renzi sta raccogliendo l’eredità di Veltroni?
«Non tutto quello che aveva proposto Veltroni era negativo, per esempio l’idea di come strutturare i circoli e nelle proposte uscite dal meeting ci sono somiglianze. Il problema è che poi Veltroni quelle cose non le ha mai fatte, come tanti altri leader del Pd».
Ma voi “renziani” siete la destra del Pd?
«Mi sembra una definizione stupida, cosa significa la destra del Pd?»
Per esempio, dire che tra i lavoratori Fiom e Marchionne, avesse ragione l’ad di Fiat nel voler ridurre le garanzie degli operai... 
«Renzi è un provocatore e su quella vicenda ha avuto almeno il merito di prendere una posizione netta, cosa che il Pd spesso non fa o fa in ritardo. Tra una Cgil che difendeva – perché ormai non sappiamo fare altro che difendere diritti e tutele di una minoranza sempre più esigua – e un imprenditore che voleva investire, ha scelto l’imprenditore...»
Detto da lei, che è pure iscritto alla Cgil, è sorprendente.
«Sì, la Cgil è il più grande sindacato d’Italia e il sindacato deve avere un ruolo fondamentale. Ma credo sia evidente a tutti che ci sono problemi per quanto riguarda la rappresentatività, ci sono temi di cui sarebbe opportuno ridiscutere: i precari, che sono 5 milioni, tra i 30 e i 40 anni, non se li fila nessuno. Penso, per esempio, che la Cgil dovrebbe abolire il Nidil (la categoria degli atipici, ndr) perché ogni categoria dovrebbe affrontare il tema dei precari al suo interno, non come una realtà separata dagli altri lavoratori».
C’erano i dipendenti delle municipalizzate fuori dalla Leopolda a protestare contro Renzi...
«Credo che di fronte al rischio estinzione del trasporto pubblico locale voluto dal governo, chiedere agli autisti, lavoratori tutelati e protetti, di guidare per dieci minuti in più non sia un dramma in una fase in cui tutti dobbiamo metterci in gioco.»
Siete accusati anche di personalizzare la politica.
«Metterci la faccia non corrisponde al “faccio tutto io”. Il punto è che oggi il famoso “noi” in politica non è più condivisione, ma un suddividersi le responsabilità in modo che nessuno debba rispondere di niente. Detto questo, riconosco che servono capacità di comunicazione e appeal, caratteristiche che ha Renzi e non, per esempio, Civati (altro Pd che sta ponendo la questione del ricambio con forza, ndr), anche se dice spesso cose condivisibili». 
Ma quindi, per lei, essere di sinistra oggi cosa significa?
«Trovare soluzioni innovative ai problemi veri delle persone senza alcun pregiudizio ideologico».
E qui c’è bisogno di rottamare?
«A Ravenna qualcosa si muove, per esempio in consiglio comunale ci sono molte persone sotto i 40 anni. Ma si potrebbe osare di più soprattutto nei posti che contano davvero...».
Ma è solo una questione di età?
«No, ovviamente no. Il vero rinnovamento passa dallo scegliere persone con idee e proposte nuove. Ci sono tanti giovani che sanno dire solo sì, per timore magari di essere esclusi alla prossima nomina».
E lei questa paura non ce l’ha?
«Io un lavoro ce l’ho, faccio politica per passione. Non ho niente da perdere».
Le è piaciuta la scelta del Sindaco di mettere due assessore ventenni in giunta?
«È troppo presto per dirlo, ancora non abbiamo avuto modo di verificare la loro reale competenza sulle materie di cui si occupano, l’assessore che più rappresenta il vero rinnovamento è a mio avviso Massimo Camelliani».
Il Pd nazionale si divide su quasi tutto ma poi qui, a Palazzo Merlato, il gruppo è sempre compatto. 
«Noi discutiamo molto, prima di andare al voto e cerchiamo di trovare una mediazione. Finora ci siamo riusciti e credo sia un bene. Però credo che la città potrebbe e dovrebbe osare un po’ di più con idee davvero nuove, come la candidatura a capitale della cultura».
Se Renzi si candida, farà campagna elettorale per lui?
«Farò campagna per chi rappresenta in maniera migliore ciò in cui credo, attualmente è Renzi».
Alle primarie locali dell’anno scorso votò Fagnocchi o Casadio?
«Non glielo dico perché non presi posizione allora, visto che il mio circolo era diviso esattamente a metà e in quella fase decisi di assumere una posizione di “garante”».
E adesso, il suo circolo la seguirà?
«Non ne abbiamo parlato e sinceramente non lo so. Ma so per certo che anche qui siamo in tanti a pensarla così, non tutti forse hanno il coraggio adesso di dirlo, ma prima o poi verranno fuori».
03 - 11 - 2011

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